venerdì, settembre 18, 2009

Il mio giocattolo nuovo

(Questo post è stato inizialmente pubblicato come resoconto sul forum Astrofili.org, quindi rieditato e pubblicato sul blog "Mammifero Bipede", ora penso che possa star bene anche qui... il taglio è meno tecnico di quello dei soliti post, spero che non "stoni" troppo)

Dopo il viaggio alle Canarie ed il risveglio dell'antica passione per l'astronomia ho passato la fine di agosto e l'inizio di settembre a combattere con un tarlo che mi rosicchiava in testa. "Ti serve uno strumento più grande", diceva quel tarlo, "devi farti un dobson, è inutile insistere a spremer fuori da un 8" quello che non ti può più dare". Tutto vero, incontestabile, se non che i problemi logistici di gestione di un telescopio più pesante ed ingombrante mi parevano insormontabili.

Tormentato dal tarlo ho provato a chiedere consigli a chi c'era già passato interpellando il forum degli astrofili italiani, col solo risultato di vedermi piovere fra capo e collo un'offerta di quelle a cui è molto difficile resistere: un 12" usato in ottime condizioni messo in vendita da un astrofilo spinto dall'inquinamento luminoso ad abbandonare l'osservazione visuale per dedicarsi alla fotografia del cielo stellato.

Ci ho ragionato su un paio di giorni, solo per realizzare che era una decisione di fondo già presa. Ho mandato al diavolo i "problemi logistici" e mi sono fatto spedire il "mostro" da Crotone. Giovedì scorso me lo sono andato a prendere alla fermata del pullman, ho chiesto ospitalità ai miei cognati per poter disporre di una terrazza e l'ho tirato su di fronte ai miei nipoti esterrefatti. L'effetto era questo:




Il "collaudo" (se così si può definire) effettuato sotto un cielo inquinatissimo di classe Bortle 8, mi ha edotto sui principali problemi dello strumento: pesi, ingombri, necessità di un frequente riallineamento delle ottiche, e tuttavia fatto solo vagamente intuire le sue potenzialità osservative. Dovevo assolutamente procurarmi un cielo decente, e contavo di averne l'occasione nel weekend

Nella giornata di sabato ho monitorato fin dalla mattina una situazione meteo decisamente non entusiasmante. L'andirivieni di nuvole, il tempo variabile, le piogge sparse, non sono riusciti a dissuadermi dal desiderio di correre a Campo Felice per mettere alla prova il giocattolo nuovo. L'incertezza climatica ed il brevissimo preavviso mi hanno spinto a rinunciare all'idea di coinvolgere altre persone, e l'unica ad accompagnarmi fin lassù è stata la mia dolce metà, Emanuela, immagino più preoccupata di pensarmi da solo in cima ad una montagna di notte che entusiasta per l'idea di una nottata osservativa (con un telescopio, oltretutto, vissuto più che altro come un nuovo ingombro dentro casa).

La scommessa sulla situazione meteo è stata totale: al momento di caricare lo strumento in macchina i nuvoloni che si andavano addensando sulla città hanno prodotto un acquazzone estivo micidiale, che ha messo a dura prova la fiducia della consorte nelle mie estrapolazioni basate su meteosat e webcam. Tuttavia lungo la strada è apparso evidente che la coltre di nubi non si estendeva alle montagne circostanti. Avevamo tutte le premesse per una soddisfacente serata osservativa.

E lo è stata. Il cielo di Campo Felice ci è apparso in una serata di grazia, anche per merito delle piogge del pomeriggio che hanno ripulito l'aria. Potrei stimarlo di classe Bortle 4, se non fosse che ormai ritengo la scala di Bortle inadeguata per i cieli d'alta quota, dove la maggior trasparenza dell'aria rende alcuni oggetti più evidenti anche in presenza di inquinamento luminoso. Per fare un esempio, allo zenith la Via Lattea nel Cigno era poco dissimile da quella osservata alle Canarie, mentre la situazione peggiorava nettamente per la parte di cielo più prossima all'orizzonte.

Ma l'osservazione al telescopio, quella era decisamente da urlo.

Il passaggio ad uno strumento di diametro superiore è sempre del suo sconvolgente (mi era già successo passando dai 4,5" del vetusto newton Skymaster 114/900 ad un diametro quasi doppio), ma non potevo immaginare l'abisso tra il mio precedente 8", strumento peraltro onestissimo, ed il Lightbridge. Il mio cielo è cambiato, il mio modo di pensarlo è cambiato, le mie aspettative sono cambiate e nulla potrà più essere come prima.

Alcune cose andranno sicuramente messe a registro. Per la prima volta ho sperimentato i problemi della stabilizzazione termica dello specchio (evidenti all'inizio, sulle immagini sfocate, le celle convettive generate dalla superficie ancora calda dello specchio primario), ed anche l'adattamento ad un puntatore Red Dot ("...Chili Peppers", come suggeriva Manu) al posto del classico cercatore non è stato proprio banalissimo: puntare una crocetta rossa tra le stelle e trovarsi gli oggetti nel campo dell'oculare è qualcosa di inaspettato persino per un astrofilo navigato.

In compenso l'accoppiata tra maggior diametro dello strumento e gli oculari a largo campo ha cambiato in maniera irreversibile la mia percezione del cielo, e penso anche quella di Manu, che forse per la prima volta è rimasta davvero affascinata dagli oggetti che stavamo osservando.

La cosa più banale da constatare è stata la differenza in quello che le dicevo lasciandole l'oculare per farla osservare. Con il precedente 8" c'era tutta una serie di istruzioni: "osserva così e cosà, dovresti vedere un oggetto di questo tipo (piccolo, grande, concentrato, diffuso, ecc...)". Ora le dicevo solo: "guarda!", ed era lei a spiegarmi cosa stava vedendo. La differenza è principalmente questa: con un 12" gli oggetti si vedono, non vanno "cercati", non vanno "intravisti", non vanno "immaginati", stanno lì e basta, prepotentemente, al centro dell'oculare.

La carrellata ha viaggiato in fretta sugli oggetti "soliti" del cielo estivo, che ormai "soliti" non erano comunque più, mostrando nuovi dettagli, sfumature, ed un rapporto diverso col fondo stellato. Le nebulose Laguna, Trifida, Omega, la Ring nebula nella Lira, il Wild Duck cluster nello Scudo, la Dumbbell, il sontuoso ammasso globulare M13 in Ercole, la galassia di Andromeda M31 col suo contorno di compagne nane, il Velo nel Cigno, una spolverata di ammassi aperti in Cassiopea, la Whirlpool galaxy M51 purtroppo già bassa sull'orizzonte... e poi, per la prima volta dopo molti anni, è iniziata la caccia a cose mai viste.

Questa è un'altra sostanziale differenza rispetto all'8", non solo gli oggetti "classici" sono molto più dettagliati ed interessanti, ma quelli "minori" cominciano ad avere un loro perché. Le minuscole galassie e nebulose che in uno strumento più piccolo mi sorprendevo anche solo del fatto che "si vedessero" (all'inizio ci si accontenta davvero di poco), ora iniziavano a mostrare forme interessanti. Persino gli ammassi globulari, archiviati fino all'altro ieri come "tutti uguali, solo un po' più grandi o piccoli", e ridotti all'osservazione di M13 che "almeno si vede qualcosa" improvvisamente erano divenuti oggetti affascinanti: più concentrati o più diffusi, nascosti dietro un velo di stelle o sospesi nel vuoto, lontani, vicini... insomma è ripartita l'esplorazione.

Ho quindi aperto sul cofano dell'auto le fotocopie del "Tirion Sky Atlas 2000.0" (n.b.: ho anche l'originale, ma teme l'umidità...) vecchie di oltre vent'anni ed in disuso da più o meno altrettanto tempo. Avevo acquistato le mappe ai tempi lontani del "114/900" per trovare le sfuggenti nebulose usando le stelle di riferimento. Poi, con l'8" ed il computerino per il puntamento assistito avevo preso l'abitudine di portarmi dietro solo degli elenchi (ed in quel modo, ora me ne rendo conto, parte della "magia" era sparita).

Il vecchio atlante, riesumato, ora splendeva di una nuova luce. Ho iniziato a puntare tutti gli oggetti non stellari riportati sulle mappe per la prima volta senza preoccuparmi che fossero troppo deboli per il mio strumento. Ne sono usciti fuori la maggior parte! La quantità di oggetti osservabili è aumentata in maniera esponenziale.

Nebulose planetarie minuscole e brillantissime, ammassi globulari, ammassi aperti, galassie, oggetti che da anni non mi appartenevano più sono riemersi dall'inchiostro delle mappe per mostrarsi come diafani fantasmi galleggianti fra le stelle. Il mio cielo è cambiato, l'antica passione, alimentata dal nuovo strumento, si è riaccesa.

Purtroppo sabato avevamo sottovalutato il freddo montano ed i suoi deleteri effetti. Dopo solo un paio d'ore, passate saltellando da una meraviglia all'altra, un vento gelido e tagliente mal contrastato da un abbigliamento troppo "ottimista" ha avuto ragione del mio entusiasmo. Quando ho iniziato a battere i denti mi sono dovuto arrendere all'impossibilità di proseguire le osservazioni.

Ma "c'est ne pas qu'un debut...", ora che ho assaporato l'osservazione "deep sky" con uno strumento finalmente adeguato penso che sarà molto difficile tornare indietro, ed almeno un fine settimana al mese finirà piacevolmente sacrificato alla rinata passione.

sabato, settembre 05, 2009

Un metodo semplice per analizzare l'inquinamento luminoso


Nell'articolo che descrive l'inquinamento luminoso delle Tre Cime manca la analisi con le curve di livello della intensità del cielo che invece avevo fatto dell'articolo relativo al Peralba (per le Tre Cime non l'ho fatto perchè penso che la notte non rappresenti la situazione tipica).
Le curve di livello erano state ottenute in Mathematica, elaborando la fotografia esportata in RAW lineare. E' però possibile ottenere qualche cosa di simile in maniera semplice: basta trasformare la fotografia in 16 livelli di grigio. La foto qua sopra è l'esempio. Rispetto a Mathematica si perde la associazione livelli-intensità superficiale, ma questo tipo di elaborazione è comunque utile per capire fin dove l'inquinamento luminoso si propaga e da che direzione viene.
Per esempio nella elaborazione qua sopra si può facilmente distinguere il domo di luce di Udine separato dal gruppo della pianura Veneta. Si vede anche, nonostante l'orizzonte libero renda più evidente il domo di Udine, che quelli della pianura Veneta si estendono un po' più in alto e su un arco più ampio dell'orizzonte. Quindi il grosso dell'inquinamento luminoso alla Tre Cime arriva dalla pianura Veneta. Dal sito di osservazione l'orizzonte in quella direzione è un po' nascosto e quindi forse la cosa si nota meno. Tuttavia è chiaro che qualche centinaio di metri più in alto l'aria è illuminata per la maggior parte proprio da questa sorgente.
Questo conferma le mappe di Cinzano, che dicono che più si va verso Est (via dalla pianura) e meglio è (meglio ancora sarebbe andare a Nord Est).
E' interessante anche osservare come il domo di luce di Auronzo e quello di Misurina non arrivino nemmeno all'orizzonte.

giovedì, settembre 03, 2009

Scordiamoci Bortle 1


Nella fotografia qua sopra ho fatto lo stesso tipo di indagine fatta per il Peralba. Si tratta di una foto panoramica presa verso le 2.30 del 23 Agosto (stessi parametri di esposizione e stesse modalità di elaborazione - cliccare per ingrandire).
Le condizioni meteo non erano favorevoli: a Sud sopra la pianura c'erano state nuvole per tutta la notte e questo è il momento migliore (ma qualche velatura si può ancora scorgere).
Ho segnato le principali zone inquinanti. Da Est a Ovest abbiamo:
Tomezzo, 60 km e Udine a 130 km. E' interessante il confronto con la stessa direzione di Udine dal Peralba (75 km invece che 130). Alle Tre Cime l'orizzonte è libero e si vede più inquinamento, ma comunque alla stessa altezza la luce sembra più forte questa volta, e dato che la distanza è quasi il doppio lo si può attribuire solo a condizioni meteo sfavorevoli.
Fra Udine e Pordenone c'è la pianura Friulana, che però non è popolata tanto quanto quella Veneta, e infatti l'intensità dell'inquinamento diminuisce. Da Pordenone (75 km) in poi è tutto un susseguirsi di centri della pianura Veneta. Conegliano (80 km), Mestre-Venezia (125 km). Nella stessa direzione di Mestre c'è anche Treviso (105 km) e Belluno (50 km, ma forse meno inquinate degli altri). Muovendosi verso Ovest si trova Padova (135 km) e Vicenza (130 km). Fra queste due anche tutto l'arco industriale pedemontano (100km). Ancora più a Ovest le luci in direzione di Verona (165 km) e Cortina (15 km). Nella stessa direzione di Cortina anche Brescia (195 km). Si riconosce anche l'inquinamento luminoso della valle dell'Adige, nell'arco che va da Trento (110 km) a Bolzano (75 km). Perfino Marebbe in val Badia (30 km) e Brunico (35 km) si possono individuare.
Va detto che le fotografie sono molto più sensibili dell'occhio e che è probabile che in condizioni meteo migliori tutto questo inquinamento sia difficile da individuare anche con la fotocamera, se è vero che Udine si vedeva più intenso che dal Peralba nonostante fosse più lontano.
A occhio nudo a Sud c'era un chiarore appena percepibile, e che non disturbava nemmeno l'adattamento al buio.
Ovviamente se l'orizzonte fosse coperto fino a circa 10°-15°, potrebbe sembrare perfetto. Basterebbe scendere di qualche tornante per nasconderlo, ma è ovvio che scendere di 200 m non rende più buio lo zenit.
In un certo senso che lo zenit fosse 21.55-21.60 sulla Via Lattea nonostante la situazione così poco favorevole fa ben sperare. E' anche evidente che meglio di così è davvero difficile fare. Bisognerebbe allontanarsi ancora dalla pianura, e forse l'alta valle Aurina potrebbe essere un luogo da esplorare. Certo, (come le stesse mappe di Cinzano dicono) se si va verso Ovest ci si avvicina allla valle dell'Adige, che già qua si fa sentire. Se si va oltre verso Ovest, a Sud si ha la pianura lombada, e Milano non è certo Udine. Verso Est ci si allontana dalla pianura Veneta, ma Udine comincia a farsi sentire. La stessa Emberger Alm ha Udine a 80 km e la pianura Veneta a 130-160 km. Non si sa dove scappare!

Il confronto con il Perlaba non può essere conclusivo, dato che le condizioni meteo erano chiaramente sfavorevoli questa volta alla Tre Cime.
Una osservazione da fare è anche che Auronzo e Misurina hanno tutto sommato un effetto limitato, se localmente il clima non è fosco. L'unica cosa che ha veramente senso fare qua è far spegnere il faro del Genzianella.
Se poi, anche tutto il Veneto fosse messo a norma e non inquinasse più, il risultato sarebbe che circa metà dell'inquinamento sparirebbe, ma resterebbe quello del Trentino e quello del Friuli.
L'inquinamento luminoso è un problema globale e andrebbe regolato a livello nazionale o Europeo. Almeno se vogliamo avere da qualche parte luoghi che possano aspirare a ridiventare Bortle 1. Per ora ce li sognamo.
Spero che in condizioni meteo migliori l'inquinamento luminoso possa restare confinato a pochi gradi (un po' come si intuisce nella foto del Peralba) e con un po' di fortuna possa non compromettere del tutto l'airglow anche a Sud... che sarebbe a dire che abbiamo almeno un vero Bortle 2.

domenica, agosto 09, 2009

Inquinamento luminoso al Peralba


Le sorgenti del Piave, ai piedi del monte Peralba, sono il lugo in Italia più buio che sono riuscito finora a trovare. Allo zenith d'estate (e quindi con la costellazione del Cigno sopra la testa) ho registrato valori SQM intorno a 21.5-21.7, rispettivamente il 29 agosto 2008 , il 25 ottobre 2008 e il 25 luglio 2009.
A questi livelli, la differenza con un sito perfetto, come potrebbe essere la Namibia, è all'orizzonte. Quella poca di luce che arriva, e che abbasa di qualche decimo lo zenith, arriva dall'orizzonte.
Prendendo spunto dal monitoraggio dei grandi parchi americani, ho pensato di fare qualche cosa di simile. Durante l'ultima uscita del 25 luglio, verso le 2 di notte ho fatto una serie di fotografie lungo l'orizzonte Sud, che poi ho composto nella foto panoramica qua sopra (cliccare le foto per vederle in dettaglio).
Le fotografie sono state esposte a ISO 1600, per 30 secondi a F3,5, focale 18 mm, con una Canon EOS 1000D. Ho processato le immagini RAW, per una temperatura di colore di 4600 °K (il 10% in meno dello standard per riprodurre, per quanto possibilie, la sensibilità spettrale scotopica, che ha il massimo a circa 500 nm, cioè il 10% in meno rispetto alla sensibilità fotopica che è 550 nm). Nella elaborazione dei RAW ho anche sfrtuttato la correzione della illuminazione al bordo (un flat sintetico) della fotocamera. Non ho sottratto Dark frames.
Il livello di esposizione è superiore alla sensibilità dell'occhio: per esempio solo la nuvoletta sopra Tolmezzo era vagamente percepibile, non le altre. Nel complesso si poteva notare il chiarore a Sud ma la foto da una impressione molto più enfatizzata di quanto si potesse percepire dal vivo. L'enfasi è voluta per evidenziare le sorgenti di inquinamento luminoso.
Nella foto, aiutandomi con le stelle di campo, ho individuato le direzioni Est, Sud ed Ovest e ho anche indicato la linea dell'orizzonte (0°) e una linea ad altezza 20° (dove l'effetto dell'IL è completamente esaurito). La Montagna a SSO arriva a 17° di Altezza, A Sud c'è una forcella in direzione Ampezzo, Cima Sappada, mentre ad ESE c'è una forcella con orizzonte libero che punta alla pianura friulana.
Con l'aiuto di Google Earth ho ricostruito le direzioni dei maggiori centri abitati e le ho segnate in basso nella foto. Da Est verso Ovest abbiamo nell'ordine:

Pierabec, 5,5 km (qualche decina di anime, forse).
Forni Avoltri, 6,6 km, 700 abitanti.
Tolmezzo, 33,5 km, 10700 abitanti.
Udine, 75 km, 99100 abitanti (nella direzione di Udine ci sono anche piccoli centri in Val Pesarina e Buia a NO di Udine).
Ampezzo, 23,5 km, 1100 abitanti (nella direzione di Ampezzo c'è anche qualche piccolo centro in Val Pesarina).
Cima Sappada, 6 km, (abitanti inclusi in quelli di Sappada).
Sappada, 6,5 km, 1300 abitanti (incluso Cima Sappada).
Santo Stefano di Cadore, 14 km, 3000 abitanti, (nella direzione di Santo Stefano c'è anche San Pietro di Cadore a 11 km, 1800 anime).
Comelico, 9 km, 4200 abitanti (escluso Santo Stefano e San Pietro).
Padola, 11,5 km, 950 abitanti.
San Candido e Dobbiaco, 35-38 km, 6400 abitanti complessivamente.

Si possono fare alcune interessanti considerazioni. Le montagne della Carnia sono relativamente basse e schermano poco. E' interessante osservare come l'inquinamento peggiore arrivi da Tolmezzo (33 km) e Udine (75 km) mentre nella direzione del Comelico che conta quasi gli stessi abitanti di Tolmezzo, a distanza di soli, 11 km l'inquinamento è molto di meno. Le montagne del Comelico sono infatti molto ripide, e la luce dal fondo valle può uscire solo in direzione molto inclianata; e fa poco danno. Invece nella direzione del Friuli ci sono montagne più basse della quota delle sorgenti del Piave tento che l'orizzonte è libero fino a 0° e si vedono le nuvole sopra il Friuli, illuminate dal basso (non si vede, per fortuna direttamente la pianura).
La direzione NO, ritratta nell'articolo del 25 luglio 2009è quasi perfetta. Osservando attentamente si nota che l'orizzonte è leggermente inquinato da Dobbiaco e San Candido (se ci fosse solo airglow dovrebbe scurirsi sotto i 10° di altezza quando prevale l'estinzione). Ciò nonostante la direzione è molto molto buona e corrisponde ad una classe di Bortle fra 2 e 1 (airglw ben visibile). Da notare che le nuvole sono completamente nere.
La direzine Sud è un po' inquinata dalle luci di Sappada, Cima Sappada e oltre, ma le nuvole sono ancora scure.
La direzione SE è la peggiore e qua le nuvole cominciano a essere debolmente illuminate (a occhio nudo appaiono molto deboli) e questa direzione ha caratteristiche di Bortle 3.

Ho quindi elaborato le immagini ricavando le curve di livello della intensità superficiale, come nel sito dei parchi americani. Nella figura che segue sono rappresentate le isofote corrispondenti a 20, 20.5, 21, 21.5 mag per secondo d'arco quadrato. E' anche visibile la Via Lattea e lo Scudo. In direzione Sud il 21.5 viene raggiunto intorno a 30° di altezza (ma c'è anche l'effetto della Via Lattea. In direzione Ovest il 21.5 è l'airglow attorno a 15° di altezza. Le nuvole sopra Tolmezzo hanno magnitudine superficiale 20. La Isofota del 21.0 rappresenta in qualche modo il limite della zona inquinata, che purtroppo coincide con il Sud, fino a circa 20° di altezza.
La Val Visdende è in direzione Ovest, La casera Silvella in direzione NO e dovrebbe essere davvero un sito rimarchevole.



E interessante anche fare il confronto con i siti americani indicati nel link sopra. Quasi tutti soffrono di situazioni analoghe, con luci che arrivano anche da centinaia di km (il tavoliere piatto non fornisce difese) e con le isofote di magnitudine sperficiale 21 che si estendono anche oltre i 30° di altezza.

martedì, giugno 30, 2009

Magnitudine superficiale al telescopio (2)


Qualche tempo fa avevo scritto un articolo nel quale spiegavo che la magnitudine superficiale di un oggetto esteso visto al telescopio è inferiore alla magnitudine superficiale a occhio nudo. Questo fatto, contrario al senso comune, può essere facilmente dimostrato con dei semplici ragionamenti di tipo fisico e matematico, come nell'articolo citato.
Non sono solo io a dire che le cose stanno così e non sono nemmeno stato il primo. Fra chi, prima di me, ha riflettuto su questo cito Bill Ferris, Roger Clark, Mel Bartels e Nils Olof Carlin.

Sebbene la matematica e la fisica non lascino scampo, sembra però difficile accettare la realtà che le immagini al telescopio abbiano una intensità superficiale inferiore a quella ad occhio nudo. La parola "superficiale" è in grassetto non a caso, perché spesso chi obietta che le formule devono essere sbagliate, in realtà non ha chiaro il concetto di intensità superficiale e la confonde con l'intensità integrata. Obiezioni del tipo "la Luna al telescopio abbaglia e a occhio nudo no", oppure "M51 si vede al telescopio ma non a occhio nudo" dovrebbero essere, nelle intenzioni di chi obietta, la prova lampante che c'è qualche cosa di sbagliato nelle formule.

Le persone letteralmente "credono a quello che vedono" ed è difficile convincerle che non vediamo la realtà, ma il complesso risultato di un processo di elaborazione dei segnali visivi. L'interpretazione e la attribuzione di significati a ciò che "vediamo" altera le nostre percezioni. Colori, forme ecc. non sono una trasposizione tal quale di ciò che il nostro occhio riceve, ma il risultato di una interpretazione inconscia.
Nella fattispecie, l'impressione che abbiamo di un oggetto, oppure il vederlo o meno, non dipende dalla inetnsità superficiale, ma dal contrasto con lo sfondo e dalla dimensione apparente. Questa "scoperta" la dobbiamo a Richard Blackwell, che nel suo studio "Contrast Threshold of the Human Eye", mezzo secolo fa ha messo in luce (è proprio il caso di dirlo) come il riconoscimento di un oggetto dipenda più dalle dimensioni apparenti e dal contrasto che dalla luminosità superficiale. E per fortuna, altrimenti il telescopio non servirebbe a nulla!

M51 al telescopio è meno brillante che a occhio nudo, ma molto più grande al punto che il cervello la riconosce, perché "crede" alla informazione che gli arriva da un grande numero di recettori (i bastoncelli) mentre a occhio nudo pochissimi recettori la percepiscono e il cervello non ritiene la cosa significativa.

Gia... ma... l'obiezione ritorna: "la Luna abbaglia al telescopio", "M42 è più luminosa", ecc. ecc.

Ma le cose stanno davvero così? Sorprendentemente è alquanto facile verificare che i conti sono giusti. Per farlo basta affidarsi ad una fotocamera digitale, che non si fa "suggestionare" dai processi di elaborazione del segnale del cervello.

Ho fatto una fotografia della Luna (cliccare per vederla meglio) con le seguenti impostazioni: focale 55 mm, F5,6 (pupilla di ingresso 9.8 mm), ISO 100 e tempo di esposizione 1/60 secondo. L'immagine ovviamente è stata catturata in RAW. Poi ho fotografato l'immagine vista dentro il binocolo 15x70. Ovviamente la fotocamera non aveva la "coscienza" del fatto che quella nuova immagine veniva dal binocolo, e ha registrato la brillanza della nuova immagine.
Non è difficile constatare che la nuova immagine ha una intensità superficiale inferiore. Basta leggere i livelli sulla Luna a destra e su quella a sinistra. Il rapporto fra le intensità delle due Lune, stimato sulle immagini RAW, è circa 4,4 (La Luna piccola ha una intensità superficiale 4,4 volte quella della Luna grande).

Ma quanto dovrebbe essere secondo la formula della "teoria"? Secondo la formula della "incredibile teoria" l'intensità al binocolo, senza contare le perdite di luce, dovrebbe essere il rapporto al quadrato fra la pupilla di ingresso della fotocamera (d nella formula) e la pupilla di uscita del binocolo (che è 70/15=4.66 mm). Fatto il calcolo risulta: (9.8/4.66)^2=... 4.4!!

Accidenti: la sperimentazione conferma la teoria!

E ora come si fa a sostenere che le immagini al telescopio sono più brillanti e che (una delle conseguenze) si possono vedere i colori con un diametro sufficiente?

sabato, giugno 27, 2009

Aggiornamento statistiche SQM


Ho aggiornato il grafico relativo alla statistica del buio a Casera Razzo. Sembra di notare una tendenza: i mesi primaverili ed estivi (da Febbraio ad Agosto) sono mediamente più bui dei mesi invernali (da Ottobre a Dicembre).

mercoledì, giugno 17, 2009

Starmap Pro: prova sul campo!


Il 10, 11 e 12 giugno ho fatto una prova più approfondita di Starmap Pro. Luogo della prova: il campo dietro a casa mia (in attesa del cielo buio).
Ma andiamo con ordine.

1) La preparazione della lista. Ho fatto la lista guardando lo Sky Atlas e scegliendo alcuni oggetti. Se sono NGC o IC si usa la funzione di ricerca nel catalogo interno, altrimenti si usa la funzione di ricerca in rete che opera nel catalogo SIMBAD e li si aggiunge alla lista dei preferiti. Qualche volta davo un'occhiata alle foto su SIMBAD. Nella foto (cliccare per ingrandire) si vede vdB126 nello Sky Atlas e nella lista di osservazione (importata da SIMBAD). Si può aggiungere qualsiasi cosa: in foto si vedono altri oggetti esotici tipo Sh2-64, SN 1671, PN Na 1 ecc. Basta conoscere l'identificativo e la funzione ricerca in internet scarica tutti i dati, compresa la posizione, dell'oggetto, che diventa a tutti gli effetti un oggetto di Starmap Pro.
Questa è la lista fatta per l'occasione:

NGC6229, un globulare in Ercole dalle parti di M92, ma ben più piccolo.
NGC5446, una galassia in Bootes (tanto per vedere che effetto fa sotto un cielo di pianura).
NGC5375, una galassia in CNV.
M3 (almeno un globulare che mostrerà stelle) un po' difficile da rintraciare.
NGC4565, galassia di taglio nella Chioma di Berenice.
M63, la galassia "girasole" in CNV.
M94, altra galssia di mv 8.2 in CNV.
M99, galassia che ricordo di aver visto con le tre spirali a CR, mv 9.8.
M5, altro globlare nel Serpente.
M12 e M10, globulari in Ofiuco.
NGC6309 (box Nebula), planetaria in Ofiuco.
NGC6572, altra planetaria in Ofiuco.
IC4565, ammasso aperto in Ofiuco.
NGC6426, globulare di mv 11.2 in Ofiuco.

e poi ho deciso di passare a cose più esotiche:

PN VV 171 (PK 038+12.1), planetaria di 12esima in Ofiuco.
SN 1671, Supernova Remnant in Cefeo (questa mi è scappata, non volevo osservare in Cefeo).
Sh2-64, nebulosa a emissione fra Ofiuco e Scudo.
vdB 126, stella con nebulosa (quella in foto, cliccare per ingrandire).

e poi sono ritornato a oggetti più "normali":

NGC6823, ammasso aperto in Volpetta.
NGC6813, nebulosa in Volpetta.
NGC6834, ammasso aperto in Cigno.
NGC6842, planetaria in Volpetta.

Facendo la lista si ha l'impressione di avere tutto a portata di mano, tanto è facile inserire qualsiasi oggetto e importarlo. Bn presto ci si rende conto che è meglio fermarsi, perchè la lista è fin troppo lunga.

2) Sul campo ho voluto provare a puntare un oggetto con il sistema tradizionale (mappa più cercatore). Una sofferenza.... dovrebbe essere circa qua... un po' più su... là c'è quella stelleina ma si dovrebbe vedere questa..

3) Lasciamo perdere. Primo oggetto NGC 6229. Il software propone la partenza da beta Draconis. Si punta beta draconis in un attimo. Si passa al modo cercatore e si vede il campo attorno a beta. Accidenti è UGUALE a quello nel cercatore vero.Il coso mostra una linea che parte da beta e finirà su 6229. Accidenti questa nel
cercatore non c'è. Pazienza... si seguono le stelle lungo la linea e hop hop hop... la linea finisce. Basta mettere le stelle di campo come appaiono nel coso. Si passa all'oculare e BANG!! E' là.

4) Trovare le planetarie con aspetto stellare è un gioco da ragazzi.Volendo si
fa star hopping anche all'oculare. Ho inserito in lista anche cose elusive: galsssiette che non si vedevano ma si riconoscevano i campi stellari.

5) Avendo l'attrezzo finisce che si prede appunti. Click e compare oggetto,
altezza, azimut ora e si è pronti con le note. Ovviamente si finisce per perdere un sacco di tempo a prendere note.

Ecco le mie note, nelle due sere:

10-11/06/2009

22.23 NGC6229 Alt 66.17° Az 72.51° Granuloso 172x SQM 18.20 260x Nucleo con alone vagamente granuloso.
22.39 mv 4.8 (52 Her) Alt 68-09° Az 77.33°
22.52 NGC5446 Alt 52.40° Az 201.56° Praticamente invisibile.
23.23 mv 4.9 (Stalla) Alt 78.30° Az 102.56°
23.38 NGC5375 Alt 63.38 Az 241.38 Vaga 86x
23.45 M3 Alt 59.40° Az 247.12° Risolto 170x 260x (best) 360x.
00.05 M12 Alt 41.84° Az 167.50° Stelle più luminose risolte. Alone diafano. 172x best. SQM 18.64.
00.25 NGC6572 Alt 45.60° Az 142.76° Piccola 260x allungata NNO 360x ellittica.
00.32 IC4665 Alt 47.55° Az 154.42° Poche stelle sparse 86x.
00.53 vdB 126 Alt 52.38° Az 114.62° Visibile solo la stella.

12/06/2009

22.56 mv 4.7 (6u-Her) Alt 80.58° Az 81.94° SQM 18.66.
23.09 NGC6229 Alt 75.43° Az 74.46° 260x Nucleo granuloso con alone.
23.19 NGC4565 Alt 49.88° Az 256.25° Visibile allungata NE 172x 86x filtro LPS inutile.
23.34 M63 Sunflower Galaxy Alt 62.76° Az 276.32° Nucleo, vago alone forma allungata.
23.40 M94 Alt 57.05° Az 278.92° Nucleo luminosissimo e due aloni concentrici 130x.
23.53 Box Nebula Alt 29.59° Az 160.83° Visibile filtro LPS 130x.
23.56 mv 4.9 (Stalla) Alt 84.53° Az 129.46° SQM 19.75